Smart work, tra burnout e vantaggi demografici: considerazioni filosofiche e tecniche ● UCIT [Unione Cristiana Imprenditori Ticinesi]

Come è stato accolto lo smart work dai lavoratori?

E dagli imprenditori?

Quali sono le conseguenze dello smart-work sulla società?

Che tipo di trasformazioni stanno avvenendo negli uffici in seguito alle restrizioni?

Lo smartoworking e la flessibilità hanno cambiato la nostra percezione del rapporto tempo/denaro?

Queste sono alcune delle tematiche che l’UCIT [Unione Cristiana Imprenditori Ticinesi] ha affrontato mercoledì 7 settembre, presso all’Hotel Dante di Lugano, presentando i risultati di uno studio commissionato al Master of Science in Business Administration della SUPSI ed organizzando poi una tavola rotonda con importanti personalità ticinesi, quali il direttore regionale UBS Ticino, il CEO del Gruppo Corriere del Ticino e molti altri.

A causa del lockdown che ha stritolato il mondo tra il 2020 e l’inizio 2022, l’essere umano si è trovato per la prima vola a doversi confrontare…con un isolamento forzato e globalizzato.

La società liquida, concetto  teorizzato da Zygmunt Bauman, si è improvvisamente fatta ghiacciata e le singole particelle sono state private della loro libertà di movimento. L’Homo Sapiens Sapiens, animale politico che trova nella socialità la sua primaria fonte di vita, con la venuta delle restrizioni ha dovuto smettere di interagire coi suoi simili adottando il lavoro da remoto come strategia di sopravvivenza. Durante questo evento, organizzato dall’Unione Imprenditori Cristiani Ticinesi, e per cui si ringrazia il presidente Stefano Devecchi Bellini, si è analizzato questo cambio di paradigma cercando di capirne vantaggi e svantaggi per le aziende.

Master of Science in Business Administration: presentazione dello studio effettuato sul tema dello smartworking

Per capire le conseguenze all’interno del mondo lavorativo di questo drastico mutamento antropologico l’associazione UCIT ha commissionato al dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI uno studio relativo le conseguenze del lavoro da remoto imposto dalla pandemia. Il progetto SUPSI-UCIT, dal titolo “Alla ricerca di una nuova normalità post-covid: come favorire l’adozione dello smartworking grazie ad una comunicazione orientata al cambiamento?”.

I risultati di questo studio, curati dalle professoresse Daina Matise Schubiger e Monica Mendini, è stato introdotto da Domenico Ferrari, Responsabile del cento Competenze management  e imprenditorialità SUPSI.  Il lavoro di ricerca, durato 9 mesi, ed è stato svolto da un team di quattro ricercatrici , che hanno intervistato e somministrato dei questionari a svariate imprese ticinesi. I risultati emersi sono molto interessanti: il lockdown, nonostante le iniziali difficoltà, ha apportato una serie di vantaggi sia ai dipendenti che alle aziende le quali stanno ormai attuando delle modifiche per risultare più flessibili ed accoglienti nei confronti delle persone che vi lavorano.

Confronto tra vantaggi e svantaggi dello smartworking per aziende e personale

Le analisi e le conclusioni, prettamente tecniche ed oggettive, esposte durante  la presentazione dello studio sono molto interessanti ed è possibile leggerne il report prendendo direttamente contatto con l’associazione.

Meno tecnico ma di grandissimo valore filosofico e morale è stato l’intervento di Gabriele Meucci, console generale d’Italia a Lugano: con affilatissimo senso dell’umorismo e ammirevole sensibilità umana e politica ha spiegato che l’avvento dello smart-work ( ma sarà davvero “ smart” questa roba?) è andato ad intaccare gravemente la work-life balance delle persone. Non disponendo più di un ufficio in cui lavorare e portandosi a casa il lavoro molte persone sono state completamente fagocitate dalla professione lavorando ben più del dovuto. Il fatto di doversi fisicamente recare in ufficio per lavorare obbliga il lavoratore a staccarsi dal lavoro e coltivare una vita privata, cosa che invece lavorando da casa non è possibile. Il rischio di questa fusione tra vita privata e professionale è che il dipendente divenga una sorta di schiavo che, non riuscendo a staccare dai propri doveri, lavori ben più del dovuto mettendo a repentaglio la propria igiene mentale. È importante, soprattutto per chi si definisce cristiano, tutelare la famiglia e la vita privata degli impiegati separando quanto più possibile il lavoro dalla sfera degli affetti. Il fatto che praticare “ smart work “ per un periodo prolungato metta a repentaglio l’incolumità delle famiglie non è un sillogismo troppo complesso da comprendere.

Interessante poi l’intervento di Daniela Burlig, vice direttrice AITI e CEO di Farma Industria TI che ha parlato di come bisognerebbe ripensare la legge federale sul lavoro del 1964 per tutelare al meglio i lavoratori in seguito ai complessi mutamenti sociali avvenuti col Covid-19.

La Tavola Rotonda

Interessantissima è stata la tavola rotonda, moderata da Luca Crivelli, Direttore Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale SUPSI, a cui hanno partecipato sette personalità importanti legate a diversi settori, dalla comunicazione sino alle banche e dall’healtcare al multinazionali dedite alla programmazione software.

Andrea Moroni Stampa, Segretario generaòo UCIT e Stefano Devecchi Bellini, Presidentete UCIT, introducono la Tavola Rotonda

Tutti gli interventi sono stati molto interessanti e molti gli spunti positivi: Cristina  Marenzi, formata come psicologa e HR director presso l’azienda internazionale Helsinn Healtcare SA ha parlato dell’importanza dei momenti di mindfulness coi dipendenti da remoto durante la pandemia per preservare la loro qualità di vita e la produttività dell’azienda. Ancora adesso, sebbene lo smartworking sia stato limitato, momenti di coaching e mindfulness vengono praticati nella loro struttura, perché si sono dimostrati molto utili.

Tutti gli interventi hanno messo in luce la gioia dei dipendenti di tornare in ufficio per rivedere i colleghi, come ben evidenziato da Ivano Dandrea e Francesca Belleno, HR Assistant della Zucchetti SA. Alessandro Colombi, Ceo del gruppo Corriere del Ticino, ha detto che i giornalisti già da oltre 5 anni lavoravano da remoto ma che anche l’editoria, la cui presenza online adesso è fortissima, beneficia molto del lavoro in presenza e che comunque molte mansioni devono per forza essere svolte in presenza.

Luca Pedrotti, direttore regionale di UBS Ticino, ha parlato dell’incredibile transizione di UBS : da azienda con 98% di lavoratori in presenza e il 2% da remoto nel 2020 ha saputo essere resiliente dimostrando di poter essere efficiente anche col 98% dei lavoratori a distanza. Questa transizione ha portato i dipendenti ad una maggior consapevolezza riguardante la propria gestione dello spazio e della libertà. UBS, quindi, come molte altre aziende, dopo alla pandemia ha deciso di creare nuovi spazi da dedicare ai lavoratori come delle cucine, per potersi cucinare il proprio cibo, delle docce per potersi lavare dopo la palestra e luoghi di ricreazione con bar e amenità varie. Il dipendente, adesso, vuole portarsi le comodità  e le libertà di casa anche sul posto di lavoro, e l’azienda empatica sa che così facendo ne aumenta l’efficienza. Purtroppo il lockdown e lo smartworking hanno causato tanti burnout e le persone ormai sono diventate molto sensibili per ciò che riguarda la qualità di vita, quindi è importante poter dare a loro quanta più flessibilità possibile. Se da un lato lo smartwork a casa è fonte di stress e alienazione, per altri può essere salvifico: le mamme single, ad esempio, lavorando da casa nei  giorni in cui i bambini non sono a scuola e gestendosi gli orari come preferiscono possono conciliare al meglio la dura routine famiglia-lavoro.

In ordine a partire da sinistra : Luca Pedrotti (UBS), Paolo Vismara, Francesca Belleno, Ivano Dandrea, Luca Crivelli, Cristina Maderni, Cristina Marenzi, Alessandro Colombo ( corriere del Ticino)

Sul tema della donna e della famiglia particolarmente stimolante è stata la riflessione di Luca Crivelli: in futuro, forse, grazie alla maggior flessibilità data dall’alternanza tra lavoro a distanza e in presenza si riuscirà a rendere più paritario il rapporto tra uomo e donna, consentendo alle donne di fare più figli, potendosi più liberamente il tempo ed avendo anche il marito più libero dagli ormai vetusti orari fissi. Acuta e lungimirante l’osservazione di  Ivano Dandrea, CEO del gruppo Multi Sa: alla rivoluzione antropologica dello smartoworkin seguirà maggiore parità tra i sessi, ma per fare davvero ciò lo stato e lo stato deve subito impegnarsi a creare nuovi asili nido per consentire alle donne di stare a passo con gli uomini e le nuove esigenze di mercato.

Conclusione

Nel dibattito, in sintesi, sono emersi i seguenti punti:

  • Grazie allo smartworking ci si è accorti dell’importanza delle relazioni umane, quindi anche gli uffici stanno divenendo sempre più open space e dinamici
  • Abituati alle comodità di casa, i dipendenti vogliono un ambiente lavorativo più famigliare (bar, sala lettura e svago ecc.)
  • Importanza del mantenere una separazione tra vita privata  e lavoro da remoto per tutelare il dipendente
  • Tendenza a lavorare più ad obbiettivi che non seguendo l’orologio
  • centralità della gestione del tempo

E, per concludere -come ha detto il console- oggi sempre più gente è convinta che la vera ricchezza sia il tempo e non il denaro, perciò i dipendenti preferiscono avere più tempo libero anche a scapito di guadagnare di meno. Le persone, oggi,  pretendono dal datore di lavoro maggior flessibilità nel gestirsi i giorni liberi. La grande sfida delle aziende sarà quella di riuscire ad essere abbastanza flessibili, cosa molto difficile soprattutto per le aziende di dimensione media-piccola, per assecondare le richieste dei lavoratori, evitando quello che sta venendo chiamato “great Resignation”, ossia il fenomeno delle grandi dimissioni.

Liliane Tami

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